Incontro del 20 febbraio 2013Versione stampabile


Nel tiepido pomeriggio di ieri 20 febbraio 2013 nella sala CONI di Campobasso si è tenuto l'annunciato incontro sul tema "allenare, educare, dare speranza". Ad aprire i lavori il Direttore Diocesano della Pastorale dello Sport., dott. Mario Ialenti, cui sono seguite le relazioni del Prof. Guido Cavaliere, del Prof.Leo Leone, di don Alessio Albertini e di S. E. Giancarlo Bregantini, vescovo dell'arcidiocesi di Campobasso e Bojano.  Di notevole pregio gli interventi di ciascuno dei relatori, che hanno saputo con magistrale sapienza illuminare la platea e riempire di contenuto lessemi freddi ed abusati e categorie concettuali cui si ricorre con troppa facilità quali allenare, educare e dare speranza. L'ordine col quale vengono citati detti termini non è casuale. Nello specifico le istituzioni e le società sportive, unitamente ai tecnici, hanno l'annoso compito di selezionare e formare. Difatti il prof. Leone ha costruito l'impianto semantico della sua relazione sull'importanza delle regole, dei tempi e dello spazio. Funzione primaria dello sport è favorire la crescita del singolo e non si cresce se non ci si conosce e se non si impara a rispettare le regole. Dunque obiettivo prioritario di un atleta non deve essere la coppa o il risultato da sballo, bensì riuscire ad inserirsi in un gruppo, in un gruppo poi nel quale non emergere non deve essere motivo di onta, ma stimolo per migliorarsi ed emulare chi ha talento e riesce a centrare gli obiettivi prefissati. Ed accanto all'ossequioso rispetto delle norme vanno curati i tempi di ciascuno. Maturare, non solo a livello agonistico, è un processo lungo, non macchinoso, ma complesso, non frutto di un algoritmo, nè incrocio di dati all'esito di ricerche scientifiche; esso si perfeziona in relazione alle diverse potenzialità dei vari individui, alla sensibilità degli stessi ed alle risposte dei loro organismi. Lo sport, dunque, è ginnasio per temprare il carattere. Il susseguirsi di sconfitte non è la summa dell'anatema del rivale, ma una fase fisiologica che sovente costituisce trampolino di lancio per mete prestigiose. E ora veniamo agli spazi. Il nostro atleta tipo oltre ad aver imparato a rispettare le regole ed a aver individuato le proprie attitudini nel tempo deve gestire il rapporto con lo spazio. Qualunque attività fisica richiede al contempo la conoscenza del proprio corpo e la capacità di calare il medesimo all'interno degli spazi teatro delle varie discipline. ed ecco che il locus consentirà al giovane di autovalutarsi arginando eventuali distonie con l'ambiente ed amalgamandosi con le strutture che gli dovranno apparire familiari. Dalla commistione-sintesi di questi tre dictat:rispetto delle regole, conseguimento graduale dei vari obiettivi nel tempo e adeguata/saggia coscienza di sé che viene fuori un allenamento puntuale. Ci si scuote e ci si scrolla di dosso la pigrizia, l'ozio, si risponde agli stimoli dell'organismo che per natura tende verso l'attività ed il movimento e si combatte il disordine. Ci si incontra e ci si testa per conseguire risultati che non sono necessariamente una medaglia o un trofeo, un titolo o un assegno sostanzioso,passando per l'analisi di aspetti tutt'altro che marginali quali la ludicità, il confronto, il sano scontro che porta alla scoperta dell'altro da sé. Ma il convegno ha visto camminare per mano esperti laici ed esponenti di spicco del clero. Il contributo al riguardo di don Alessio Albertini è stato di elevato spessore. Nel suo intervento il don ci ha fornito un'interessante disamina delle 4 virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) calate all'interno delle realtà sportive. Il risultato è stato un acquerello singolare, incisivo e di impressionante impatto. 1)La prudenza vista come capacità di fare le scelte giuste; ed il riferimento è al riuscire ad imboccare il sentiero più consono alla struttura psico-fisica del giovane atleta nella fase più delicata, vale a dire in sede di valutazione dell'attività per la quale è più portato e mostra talento. Per scoprirlo e non fallire il ragazzino deve essere messo nelle condizioni di potersi affacciare a più discipline per poi poter procedere ad uno screening comparativo secondo i vari parametri: rendimento, capacità di inserimento, resistenza, costanza. Ma prudenza equivale a dire anche attenta e scrupolosa gestione delle energie che non devono essere disperse manifestando la propria adesione ad un numero eccessivo di gare a discapito dei risultati.2) La giustizia intesa in primo luogo come il dovere di riconoscere i diritti dell'altro (non gettare spugne o bicchieri lungo il percorso), di poi capacità di non barare. Conservare lucidità e razionalità anche laddove si sarebbe tentati di scivolare. Le scorciatoie non pagano mai. 3)La fortezza come capacità di reggere e sopportare le fatiche degli allenamenti, le delusioni delle sconfitte, la casualità degli imprevisti ed il verificarsi di qualche infortunio. Sforzo, sudore ed algie fanno parte delle performances, saperli gestire, imparare a conviverci ed a sopportarli costituiranno valido ausilio per i giovani che operando e lavorando in tale direzione miglioreranno gli esiti delle gare cui parteciperanno e si armeranno di un valido scudo per combattere nel quotidiano. 4) La temperanza come giusto distacco dalla brama ossessiva di allori e ribalta. Ed allora in conclusione da un lato le istituzioni forniscano fondi e strutture, formino tecnici qualificati per consentire alle società sportive, nelle persone dei propri operatori, di allenare nell'accezione che abbiamo esaminato, dall'altro l'oratorio non spenga l'entusiasmo, rafforzi e tempri il carattere di ciascun ragazzo motivandolo ed aiutandolo a reagire, a non soccombere ed a rialzarsi. E veniamo allo snodo cruciale come punto d'unione dell'agire dei tecnici e del sostegno della chiesa la volontà di educare, non sterile e vuota, ma intesa come anelito ad accompagnare qualcuno alle soglie della vita fornendogli nel tragitto lanterne e criteri utili a discernere ciò che è giusto da potenziali errori, investendo in fiducia nei suoi confronti.La chiosa è stata brillantemente fatta da Monsignor Bregantini, che dopo aver riconosciuto e decantato le lodi di atleti e tecnici molisani ha riportato l'esempio di Tobia e l'angelo. Come l'angelo all'accorata richiesta di aiuto del giovane Tobia, che versava in una situazione di pericolo non si tira indietro, ma lo sprona ad industriarsi per superare l'ostacolo, e veglia su di lui assicurandogli le sue cure, così i tecnici durante l'allenamento hanno il compito di spronare i giovani, che poi in sede di gara dovranno far appello a tutte le loro energie per dare il massimo e conseguire gli obiettivi che si erano prefissati. In tal modo  la sublime sintesi dell'agire sinergico di società sportive ed operai della vigna del Signore costituirà base solida per allenare, educare e dare speranza alle giovani generazioni. Al termine dei lavori sono state consegnate due onorificenze di rilievo: la prima all'Ing. Felice Scioli, iscritto nel Ruolo d'Onore della Federazione Italiana Cronometristi e l'altra a Matteo Di Francesco, campione di marcia. 



13/05/2013
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